Una nave da crociera che per giorni non riesce ad attraccare in alcun porto, tre decessi, un “virus mortale dal Sudamerica”: in tutto il mondo la copertura mediatica relativa all’Hantavirus sta suscitando apprensione. Ma che cosa si cela realmente dietro questo virus? Quanto è concreto il rischio per la salute pubblica – anche in Alto Adige? L’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano offre un inquadramento scientifico della situazione attuale (11 maggio 2026).
Cosa è successo?
All’inizio di maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato un focolaio verificatosi a bordo della nave da crociera “Hondius”, con 147 persone provenienti da 23 Paesi. L’imbarcazione era salpata il 1° aprile da Ushuaia, in Argentina, per una spedizione attraverso l’Atlantico meridionale. Fino al 4 maggio sono stati documentati sette casi, due dei quali confermati in laboratorio come infezioni da Hantavirus. Tre persone hanno perso la vita. “Le analisi genetiche hanno identificato l’agente patogeno come Andesvirus, una variante di Hantavirus presente in Sudamerica, non autoctona in Europa e riscontrabile qui soltanto in casi isolati legati a viaggi o importazioni, come quello attuale”, illustra il Prof. Christian Wiedermann, Medico internista e Coordinatore dei progetti di ricerca dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano. L’ospite naturale dell’Andesvirus, una specie di roditore diffusa in Sudamerica, non vive infatti in Europa. Poiché la nave si trovava al largo di Capo Verde e diversi porti stavano valutando la possibilità di autorizzarne l’attracco, la vicenda è rapidamente divenuta oggetto di grande attenzione mediatica. Il governo spagnolo ha infine consentito alla nave di raggiungere le Canarie. Dopo l’arrivo della “Hondius” a Tenerife, il 10 maggio è iniziata l’evacuazione dell’imbarcazione sotto rigorose misure di sicurezza. I primi passeggeri e membri dell’equipaggio hanno lasciato la nave indossando mascherine e tute protettive. Considerati privi di sintomi, sono stati trasferiti nei rispettivi Paesi d’origine. Secondo quanto comunicato dal primo ministro francese, durante il volo di rimpatrio verso Parigi un passeggero francese ha manifestato sintomi. Al loro arrivo, tutti e cinque i passeggeri francesi sono stati posti in stretto isolamento. Gli esiti dei test sono ancora attesi. “L’OMS continua a valutare come basso il rischio per la popolazione generale”, ribadisce il Prof. Wiedermann.
Cos’è l’Hantavirus?
Gli Hantavirus non rappresentano una minaccia nuova. Si tratta infatti di zoonosi, ossia agenti patogeni trasmessi dagli animali – in particolare dai roditori – all’essere umano. Gli animali portatori non sviluppano la malattia, ma eliminano il virus attraverso urine, feci e saliva. “L’infezione nell’uomo avviene soprattutto mediante l’inalazione di particelle contenenti il virus, ad esempio durante la pulizia di ambienti rimasti inutilizzati a lungo oppure nello svolgimento di attività agricole e forestali. Esistono diverse specie di Hantavirus, ciascuna legata a determinati roditori e a specifiche aree geografiche, che provocano quadri clinici differenti. In Europa e in Asia circolano soprattutto il virus Puumala e il virus Dobrava: questi colpiscono prevalentemente i reni e possono causare emorragie, con una mortalità che va da meno dell’uno fino al 15 per cento. In Nord e Sud America, invece, il virus Sin Nombre e il virus Andes – quest’ultimo all’origine dell’attuale focolaio – provocano una malattia più grave, che interessa soprattutto i polmoni e il cuore, con una mortalità compresa tra il 20 e il 40 per cento”, spiega il Prof. Wiedermann.
È possibile la trasmissione da uomo a uomo?
“Nel caso degli Hantavirus, la trasmissione interumana non riveste generalmente alcun ruolo rilevante, con una sola eccezione: l’Andesvirus. Per questa variante sono stati descritti rari casi di contagio da persona a persona, quasi esclusivamente in presenza di contatti molto stretti e prolungati, ad esempio tra partner conviventi”, sottolinea il Prof. Wiedermann. Proprio questa particolare circostanza spiega l’attenzione suscitata dall’attuale focolaio: “A bordo di una nave le persone convivono per settimane in spazi ristretti. Ciò nonostante, l’Andesvirus non presenta un livello di contagiosità paragonabile a quello dell’influenza o del COVID-19”, precisa Wiedermann. “Questo spiega anche l’attenzione mediatica rivolta a un’assistente di volo della compagnia KLM, posta in isolamento precauzionale ad Amsterdam dopo essere venuta in contatto, il 25 aprile a terra a Johannesburg, con una passeggera olandese deceduta il giorno successivo nella stessa città. La passeggera era stata a bordo dell’aereo solo brevemente, prima di essere fatta scendere a causa delle sue condizioni di salute. Gli esami sull’assistente di volo – sia il test PCR sia la ricerca degli anticorpi – sono risultati negativi, come comunicato dal Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Le esperienze finora raccolte indicano che il virus Andes si trasmette in caso di contatti molto stretti e prolungati – ad esempio all’interno della stessa famiglia – e non in occasione di contatti quotidiani come un breve incontro a bordo di un aereo”, sottolinea Wiedermann.

dell’Istituto di medicina generale e public health di bolzano.
Quali sono i sintomi? Quali i trattamenti?
Il periodo di incubazione varia generalmente da due a quattro settimane, ma in casi isolati può estendersi fino a otto settimane. “I primi sintomi ricordano quelli di una grave sindrome influenzale: febbre alta, mal di testa, dolori muscolari e articolari, spesso accompagnati da nausea o diarrea. Nei casi più severi possono comparire, dopo alcuni giorni, insufficienza respiratoria oppure insufficienza renale”, spiega Wiedermann. Non esistono attualmente né una terapia antivirale specifica né un vaccino. Il trattamento si concentra pertanto esclusivamente sul controllo dei sintomi, attraverso somministrazione di ossigeno, ventilazione artificiale, supporto cardiovascolare o dialisi. Nei decorsi più gravi, il rapido ricovero in terapia intensiva risulta determinante e aumenta in modo significativo le probabilità di sopravvivenza.
L’Hantavirus è un nuovo COVID-19?
“Questa domanda è stata posta ripetutamente. La risposta degli organismi scientifici internazionali è inequivocabile: no. Gli Hantavirus non si trasmettono in modo efficiente da uomo a uomo. Anche l’Andesvirus, nel corso degli ultimi decenni, non ha mai provocato ampie ondate epidemiche. L’attuale focolaio rappresenta certamente un evento clinicamente serio e complesso dal punto di vista logistico, ma non costituisce il segnale di una pandemia imminente”, evidenzia il Prof. Wiedermann.
Cosa si può fare concretamente in Alto Adige?
- Aerare a lungo i locali rimasti chiusi per molto tempo (cantine, baite) prima di pulirli.
- In presenza di escrementi di roditori non spazzare a secco e non aspirare: inumidire la zona e raccogliere gli escrementi con un panno bagnato.
- Durante le pulizie utilizzare guanti monouso. In caso di sporco abbondante indossare anche una mascherina FFP2.
- Conservare gli alimenti in contenitori chiusi e fuori dalla portata dei roditori.
- Se si pianificano viaggi in zone endemiche (aree rurali di Argentina e Cile), scegliere sistemazioni con buone condizioni igieniche e – al rientro – in caso di febbre di origine non chiara, informare il proprio Medico di Famiglia.
Bibliografia
World Health Organization. Disease Outbreak News. Hantavirus cluster linked to cruise ship travel – Multi-country, 4. Mai 2026 (Korrigendum 5. Mai 2026): https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2026-DON599
World Health Organization. Hantavirus – Fact sheet, 6. Mai 2026: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hantavirus
Pan American Health Organization / WHO. Epidemiological Alert: Hantavirus Pulmonary Syndrome – Region of the Americas, 19. Dezember 2025: https://www.paho.org/en/documents/epidemiological-alert-hantavirus-pulmonary-syndrome-americas-region-19-december-2025
European Centre for Disease Prevention and Control. Hantavirus infection – Annual Epidemiological Report for 2023: https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/hantavirus-infection-annual-epidemiological-report-2023
Martínez VP, Bellomo CM, Cantoni G, et al. „Super-Spreaders“ and Person-to-Person Transmission of Andes Virus in Argentina. New England Journal of Medicine 2020; 383: 2230–2241. doi:10.1056/NEJMoa2009040.
Importante da sapere: I singoli articoli del blog dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano non vengono aggiornati. Il contenuto si basa su ricerche e prove scientifiche disponibili al momento della pubblicazione. Le informazioni sanitarie online non possono sostituire un consulto medico personale. Le consigliamo di consultare il Suo Medico di Medicina Generale per eventuali problemi di salute. Ulteriori informazioni…
