L’Italia ha segnalato per la prima volta un caso umano importato di influenza aviaria A(H9N2). Il paziente interessato è rientrato dal Senegal ed è stato curato in Lombardia. Il Prof. Christian Wiedermann, Coordinatore dei progetti di ricerca dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano, spiega cosa si cela dietro questo agente patogeno – e perché il rischio attuale per la popolazione dell’Alto Adige rimane basso.

Che cos’è l’influenza aviaria A? In cosa si differenzia dall’influenza stagionale?
L’influenza aviaria A(H9N2) è una forma di influenza che si manifesta soprattutto nel pollame. È in questo ambito che il virus si diffonde normalmente. Al contrario, l’influenza stagionale nell’uomo è causata da virus adattati all’essere umano e che si trasmettono facilmente da persona a persona. Il virus H9N2 appartiene invece ai cosiddetti virus zoonotici. Ciò significa che vive principalmente negli animali e non nell’uomo. Il passaggio dall’animale all’uomo avviene per lo più tramite contatto diretto con pollame infetto o ambienti contaminati. “La differenza decisiva risiede nella mancanza di capacità di trasmissione sostenuta da uomo a uomo. Il virus attualmente non è adattato all’essere umano – ed è proprio questo che lo rende controllabile”, illustra il Prof. Christian Wiedermann, Medico internista e Coordinatore dei progetti di ricerca dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano. I sintomi compaiono generalmente entro sette giorni e vanno da febbre, tosse e mal di gola fino alla polmonite. Sono possibili anche disturbi oculari o gastrointestinali. In rari casi la malattia può essere mortale.
Cosa si sa del caso attuale in Italia?
Il 21 marzo 2026 il Ministero della Salute italiano ha notificato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un caso umano di influenza aviaria A (H9N2) in un uomo adulto che aveva soggiornato per un lungo periodo in Senegal. Dopo l’ingresso in Italia, il paziente si è presentato al pronto soccorso con febbre e tosse persistente. Un lavaggio delle vie respiratorie ha rivelato che il paziente era affetto da tubercolosi. Inoltre, è stato rilevato anche un virus influenzale inizialmente non identificato con precisione. Successivamente si è stabilito che si trattava di H9N2. “Le analisi genetiche indicano una stretta parentela con virus presenti nel pollame senegalese. Il paziente si trovava, fino all’inizio di aprile 2026, in condizioni stabili e in miglioramento. Le persone entrate in contatto con lui in Italia sono risultate negative al termine del periodo di sorveglianza”, sottolinea Wiedermann.
Come è avvenuto il contagio del paziente?
Nonostante approfondite indagini epidemiologiche, non è stato possibile stabilire un contatto diretto del paziente con animali, fauna selvatica o ambienti rurali. Non sono stati segnalati neppure contatti con persone sintomatiche. “Questo quadro non è sconosciuto alla ricerca: i contatti indiretti – ad esempio attraverso mercati affollati o superfici contaminate – spesso rimangono non riconosciuti, perché non vengono percepiti come situazioni a rischio”, afferma il Prof. Christian Wiedermann.

dell’istituto di medicina generale e public health di bolzano.
Quanto è alto il rischio per la popolazione in Alto Adige?
L’OMS valuta il rischio attuale per la popolazione generale come basso. Nessuna delle varianti di H9N2 finora caratterizzate ha acquisito la capacità di trasmissione sostenuta da uomo a uomo. Casi sporadici importati sono epidemiologicamente prevedibili, data la presenza costante del virus nelle popolazioni di pollame in Africa e in Asia, ma non rappresentano di per sé un rischio elevato per la popolazione. “Per la popolazione altoatesina non vi è motivo di preoccupazione. I contatti del paziente sono stati tracciati e monitorati in modo completo – tutti i test sono risultati negativi”, sottolinea Wiedermann. Tuttavia, questo caso evidenzia l’importanza di un’infrastruttura internazionale di sorveglianza solida, aggiunge il Professore.
Qual è il ruolo della Medicina Generale nella diagnosi precoce?
“I Medici di Medicina Generale sono sovente il primo punto di riferimento per chi rientra da aree a rischio. Un’anamnesi di viaggio mirata – soprattutto riguardo a contatti con mercati, aziende agricole o pollame – è quindi uno strumento diagnostico spesso sottovalutato”, evidenzia Wiedermann. Il caso attuale dimostra in modo esemplare come il passaggio dal pronto soccorso clinico alla diagnostica di laboratorio regionale fino al coordinamento statale e alla notifica all’OMS possa funzionare senza intoppi – a condizione che le strutture di sorveglianza siano consolidate e adeguatamente dotate di personale.
Quali misure di protezione raccomanda l’OMS?
Attualmente l’OMS non raccomanda misure aggiuntive specifiche per i viaggiatori. Tuttavia, è consigliabile evitare luoghi con alta presenza di animali, come mercati o allevamenti di pollame. Chi si trova in regioni in cui il virus è presente (soprattutto in alcune aree dell’Africa e dell’Asia) dovrebbe evitare il contatto con il pollame. Se ciò non è possibile, si può indossare una mascherina e lavarsi accuratamente le mani. Restrizioni ai viaggi o al commercio non sono giustificate sulla base dei dati attuali.
Importante da sapere: I singoli articoli del blog dell’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano non vengono aggiornati. Il contenuto si basa su ricerche e prove scientifiche disponibili al momento della pubblicazione. Le informazioni sanitarie online non possono sostituire un consulto medico personale. Le consigliamo di consultare il Suo Medico di Medicina Generale per eventuali problemi di salute. Ulteriori informazioni…